LA LEGGENDA DEL CASTELLO NERO Iginio Ugo Tarchetti

180,00 

Prima edizione, agosto 1944. Collana Romanzo Nero, n.3. Introduzione di Umberto Bosco. Copertina flessibile, pp  176. Il retro del volume presenta alcune lacerazioni della copertina causate dalla scarsa qualità della carta.

Sul dorso del libro, si nota un errore di stampa dovuto all’editore De Luigi che registrò l’opera come il volume numero 3 della collana nei cataloghi ufficiali, ma sulla costola di molte copertine cartacee venne stampato un “4” di dimensioni vistose, sovraimpresso all’ultimo momento per correggere un errore di numerazione della tipografia. 

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Descrizione

Iginio Ugo Tarchetti è stato il capostipite e la figura più tragica della Scapigliatura milanese, quel movimento di scrittori ribelli e anticonformisti che nell’Ottocento scosse la letteratura italiana. I racconti contenuti in questo volume (tra cui La leggenda del castello nero, Un osso di morto, I fatali e La lettera U) rappresentano i vertici del gotico e del fantastico italiano. Fortemente influenzato da Edgar Allan Poe, Tarchetti esplora i temi del terrore psicologico, dello spiritismo, del macabro e dello sdoppiamento della personalità, dimostrando che l’Ottocento italiano non era fatto solo di rigore storico, ma anche di profonde e affascinanti inquietudini.

La presenza di Umberto Bosco come direttore della collana eleva l’opera da semplice lettura d’evasione a progetto culturale di altissimo profilo. Bosco è stato uno dei massimi storici della letteratura e critici letterari del Novecento italiano, celebre per i suoi studi monumentali su Dante, Petrarca e Leopardi, nonché Redattore Capo dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani. La sua decisione di curare una serie dedicata al genere horror e misterioso nel 1944 risponde a un disegno preciso: dimostrare che la letteratura “di paura”, se scritta da grandi autori, possedeva una dignità accademica pari ai generi considerati maggiori.

Il libro nasce in un momento storico straordinario e drammatico. Nel 1944 Roma era appena stata liberata dall’occupazione nazifascista, ma l’Italia era ancora divisa e devastata dalla guerra. In un contesto di estrema penuria di materie prime (mancanza di carta di qualità e di inchiostri), l’editore indipendente Donatello De Luigi e Umberto Bosco ebbero il coraggio di fondare la collana “Il romanzo nero”. L’obiettivo era offrire al pubblico stremato dal conflitto reale una letteratura d’evasione che fosse però estremamente raffinata. Per la rarità dei titoli pubblicati (solo 4 in totale prima che le restrizioni belliche imponessero la chiusura della serie) e per le particolari condizioni in cui videro la luce, i volumi di questa collana con la loro veste grafica originaria sono considerati oggi un autentico punto di riferimento per i collezionisti e gli appassionati di antiquariato editoriale del Novecento.

Iginio Ugo Tarchetti non si limitava a scrivere storie macabre, ma viveva letteralmente immerso nel gotico. Per scrivere con maggior realismo i racconti di questo libro (come Un osso di morto), Tarchetti teneva nella sua misera stanza in affitto uno scheletro umano vero e proprio, che aveva acquistato da uno studente di medicina. Si dice che parlasse con le ossa e che spegnesse la candela solo dopo averle guardate nel buio. Questa vita sregolata e l’ossessione per il macabro lo portarono alla morte per tisi e stenti a soli 29 anni, incarnando perfettamente il mito del “poeta maledetto” che traspare dalle pagine del libro.

Se sfogli il libro, noterai che la carta ha un colore particolare, a volte tendente al grigio o al giallino, e che lo spessore delle pagine può variare. Non si tratta di un difetto o di semplice invecchiamento perchè nel 1944 le cartiere italiane erano quasi tutte distrutte o requisite. Per stampare la collana di Umberto Bosco, l’editore De Luigi dovette compiere vere e proprie acrobazie nel mercato nero della capitale, acquistando fondi di magazzino di carta da pacchi o scarti di tipografia. Ogni copia di quella tiratura è un pezzo unico: due libri della stessa edizione possono avere carte completamente diverse a seconda del lotto recuperato quel giorno. Donatello De Luigi era un editore coraggioso ma con l’acqua alla gola. Quando lanciò la collana con Umberto Bosco, sperava che i lettori romani, appena usciti dall’incubo della guerra, avrebbero amato il brivido del gotico. Le vendite del Castello Nero e degli altri tre titoli, però, andarono malissimo perché la gente voleva solo dimenticare la paura. Rimasto con i magazzini pieni di fogli stampati, De Luigi ebbe un’idea geniale e disperata: strappò le copertine scure rimaste, riciclò i fogli interni del libro e li rifasciò con una copertina giallo acceso, spacciandoli per “Romanzi Gialli” (genere che in Italia, grazie a Mondadori, vendeva tantissimo). Invece questa copia conserva la sua copertina originale e rappresenta un esemplare da collezione.

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