DOV’E’ LA MIA PATRIA Pier Paolo Pasolini

1.650,00 

Edizioni Dell’Academiuta, 1949

Con 13 disegni di Giuseppe Zigaina. Prima edizione, Casarsa, in Friuli, 1949. Tiratura limitata a 500 copie numerate (copia n.323). Brossura con lievi segni sulla copertina e sul dorso (165x115mm), pp 53. Dopo Poesie a Casarsa, la seconda raccolta di versi friulani di Pier Paolo Pasolni esce nel 1949 con il titolo Dov’è la mia patria, in 500 copie con 13 disegni a carboncino di Giuseppe Zigaina per le edizioni dell’Academiuta di Casarsa. Sono diciotto i testi del volumetto, scritti nel 1948 (tranne due: Fiesta e Spiritual del 1947). In pochi mesi Pasolini pubblica le plaquette Poesie, I pianti, Diarii, Dov’è la mia patria. In quegli anni, tra Versuta, San Vito e Casarsa, Pasolini cercava la sua vena, tra le case contadine dove, raccontava, “sotto l’acqua vivo di deliziosi sotterfugi, perfettamente felice di essere nascosto”. Da una parte il pane dall’altra la poesia, da una parte la polenta dall’altra la lingua friulana. In questo paesaggio, fatto di povere cose, germogliano i suoi incunaboli, editi in carattere bodoniano da piccole tipografie artigianali per poi venire donati ad amici e ogni tanto venduti.

Disponibile

Descrizione

Dov’è la mia patria di Pier Paolo Pasolini è una delle plaquette poetiche più significative della prima stagione friulana dell’autore. Pubblicata nel 1949, raccoglie testi composti in larga parte nel 1948 e appartiene a quel gruppo di piccoli libri in cui Pasolini definisce la propria voce poetica tra Casarsa, Versuta e San Vito, intrecciando lingua friulana, esperienza contadina, tensione civile e ricerca lirica. Il sito del Centro Studi Pasolini ricorda che la poesia che dà il titolo alla raccolta nasce nel 1948 nella variante friulana di San Giovanni di Casarsa e uscì nel 1949 nella plaquette Dov’è la mia patria.

Il valore dell’opera non è soltanto bibliografico, ma anche letterario e storico. La raccolta viene letta come uno dei primi momenti in cui Pasolini tenta di trasformare il dialetto in strumento poetico e popolare, costruendo un’immagine della “patria” attraversata da appartenenza, conflitto, memoria e visione civile. Studi dedicati a questa fase sottolineano proprio la centralità del tema della patria perduta e dell’epica popolare nel testo che dà il titolo al volume.