Descrizione
Il libro ha segnato un punto di svolta storico nell’analisi della violenza di genere, proponendo tesi rivoluzionarie per l’epoca: Lo stupro non viene più visto come un atto di passione incontrollabile o un deviamento sessuale, bensì come uno strumento cosciente di intimidazione e dominazione che gli uomini usano per mantenere le donne in uno stato di paura e sottomissione.
L’autrice sostiene che la violenza sessuale e la sua minaccia sono alla base del patriarcato. Lo stupro serve a preservare il potere maschile ed è storicamente tollerato dalla società, che di fatto colpevolizza le vittime.
Il testo analizza come lo stupro sia stato impiegato come arma di conquista nei conflitti armati, come strumento di razzismo (con un focus particolare sul contesto statunitense) e come le leggi abbiano storicamente tutelato gli uomini, considerando le donne come proprietà.
Considerato un testo cardine della seconda ondata del femminismo, l’opera offre una prospettiva radicale che ha aperto la strada a una nuova consapevolezza pubblica e legislativa sulla violenza sessuale.







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