City Lights, siamo anche noi dei Little Boys?

City Lights, siamo anche noi dei Little Boys?
City Lights, siamo anche noi dei Little Boys?

La Libreria City Lights a San Francisco

In quegli anni poteva accadere di tutto a San Francisco. Da questa energia nel 1953 Lawrence Ferlinghetti e Peter Martin iniziarono una grande avventura culturale, una miscela di vitamine, di letteratura indipendente, di arte e politica progressista che segnò la vita culturale e divenne mito.

City Lights, siamo anche noi dei Little Boys?

City Lights Bookstore nasce come casa editrice e divenne poi la famosa libreria simbolo della beat generation e della cultura alternativa statunitense. Ferlinghetti fu il primo a pubblicare Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Gregory Corso e William Burroughs. Erano tutti amici, in un momento straordinario.

City Lights, siamo anche noi dei Little Boys?

Al secondo piano della libreria c’era la redazione della rivista di cinema e cultura City Lights (dal film Luci della città di Charlie Chaplin) fondata dallo stesso Martin.  Era un momento irripetibile per creare qualsiasi cosa, soprattutto una libreria e una casa editrice indipendenti, che diventa subito luogo di riferimento di tutti gli scrittori uniti da una aspirazione, un pensiero sovversivo, di ribellione sociale e politica. 

Con la pubblicazione e diffusione di libri censurati e messi al bando ufficialmente, Ferlinghetti è spesso andato oltre il ruolo dell’editore prendendo posizioni controcorrente e pagando di persona. La pubblicazione di Howl & other poems di Allen Ginsberg nel 1956 portò al suo arresto con l’accusa di oscenità.

Certo, oggi sono passati i tempi energici di City Lights, ma la libreria mantiene ancora ben salda la sua posizione contro l’autoritarismo e per la difesa dei diritti sociali, pubblicando una selezione di titoli molto forti.

City Lights, siamo anche noi dei Little Boys?

Insomma, Ferlinghetti è da molti decenni il nostro Little Boy, un poeta in viaggio, un ragazzino che alle continue domande su quello che pensa del mondo di oggi perduto nella tecnologia, tra smartphone, Facebook e droni, lui cerca sempre di non rispondere. Le risposte a queste grandi domande, come dice lui, non sono per i poeti.  

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