SE QUESTO E’ UN UOMO – LA TREGUA Primo Levi

120,00

Giulio Einaudi editore, 1972

Prima edizione, 11 marzo 1972. Legatura in tela rigida con sovracopertina, pp 330. Sovracopertina senza difetti, dorso in condizioni molto buone.

Disponibile

Descrizione

Se questo è un uomo è uno dei libri più importanti del Novecento. Primo Levi racconta, da sopravvissuto, la tragica esperienza della deportazione ad Auschwitz nel 1944, anno in cui, per sua stessa ammissione, le condizioni dei prigionieri erano migliorate, se di miglioramento possiamo parlare in questo caso. Un luogo, il lager, in cui tutti i principi di umanità avevano cessato di esistere, sopraffatti dalla paura e dalla esile speranza di sopravvivere. Considerate se questo è un uomo, ci dice Primo Levi, un uomo che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per un tozzo di pane, che muore per un sì e per un no. Allo stesso modo una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi, freddo il grembo, come una rana d’inverno: è la poesia composta dall’autore prima della narrazione, che ne definisce il tema e ne giustifica il titolo. Curiosa la storia editoriale di Se questo è un uomo: l’opera fu rifiutata da Einaudi per ben due volte. La prima nel 1947 da Natalia Ginzburg e da Cesare Pavese che riteneva il libro come appartenente a un filone ormai inflazionato e perciò poco spendibile sul mercato, la seconda nel 1952. A pubblicarlo per prima, lo stesso anno della doppia bocciatura della Ginzburg e di Pavese, fu la piccola casa editrice Francesco Da Silva, rilanciata da Franco Antonicelli, in 2.500 copie, nella collana dedicata a Leone Ginzburg. Einaudi darà poi alle stampe il libro solo nel 1958, al principio in 2.000 copie, salite a 6.000 nel 1961. Il percorso editoriale del capolavoro di Levi passa anche da Vercelli. Infatti alcuni capitoli di Se questo è un uomo, che allora non era ancora il titolo ufficiale, uscirono in anteprima su L’amico del popolo, giornale della Federazione Comunista di Vercelli, guidata da Francesco Leone che condivideva la direzione della testata con Silvio Ortona, e su Il Ponte, rivista che aveva a capo Pietro Calamandrei.