IL PARRICIDIO MANCATO
Emanuele Severino

 80,00

Adelphi, 1985

Collana Saggi, 31. Copertina flessibile, con sovracopertina, pp 160. Lieve e minimo difetto sulla sovracopertina.

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Descrizione

Il saggio è rivolto alle origini greche, anche quando Severino parla di Nietzsche, di Schopenhauer, di Marx o di Kierkegaard, il discorso è ogni volta costretto a ritornare su Platone, il grande «parricida», che osò colpire il «padre Parmenide». E, dietro il suo, intravediamo un altro gesto parricida, in Empedocle. Lo sforzo di Severino è quello di sollevare il dubbio non tanto su certe antiche definizioni, quanto su quelle che pure appaiono in quei testi, ma ci sono diventate più familiari, e addirittura ci sembrano coincidere con l’evidenza, quasi fossero un dato precedente al pensiero: come per esempio la definizione platonica della téchne, da cui discende la nostra concezione della «tecnica». O anche, più evidente di ogni altra, l’affermazione del divenire. Secondo Severino, «la fede nell’esistenza del divenire» è la vera fede originaria del nostro mondo. Scalzare quella fede è la grandiosa impresa teoretica a cui il suo pensiero da anni si dedica. Tale impresa si è naturalmente attirata, e continua ad attirarsi, tentativi di confutazione. Ad alcuni di essi, tra i più rilevanti, si troverà qui un articolata risposta, quasi una «confutazione delle confutazioni», nell ultima parte del libro, dove vediamo ripresentarsi, in tutti i dettagli della loro intelaiatura teoretica, tesi che già avevamo incontrato nelle parti dedicate al «parricidio» greco.