Bhagavad-Gita Il Canto del Beato

25,00

Traduzione dal sanscrito e commento di Raphael.

Prima edizione, 1974. Copertina flessibile, pp 306. Lievi ed evidenti segni del tempo sulla copertina.

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Descrizione

La Gita, con le Upanisad classiche e il Brahmasutra, costituisce la triplice scienza del Vedanta. L’opera coordina e codifica i vari sentieri yoga, ma contiene soprattutto un insegnamento d’iniziazione per lo ksatriya, o via di azione iniziatica, e da questa prospettiva può essere di fondamentale importanza per gli occidentali che sono in genere più per l'”azione” che per la “contemplazione”. Nella “Prefazione” al libro Raphael indica quattro punti essenziali per comprendere il testo nella sua giusta dimensione. Egli, ponendosi dalla prospettiva del Vedanta Advaita, concilia quelle apparenti contraddizioni che potrebbero sconcertare il ricercatore. Alla fine di ogni capitolo Raphael, oltre a proporre una sintesi del capitolo stesso, mette in evidenza alcuni punti sviluppandoli sotto l’aspetto psicologico, filosofico, iniziatico e metafisico. Raphael, il fondatore dell’Ashram Vidya è un Advaitin tradizionale che segue la “via senza supporto” l’Asparsa yoga. Dopo 35 anni d’insegnamento scritto e orale, ora vive ritirato nel silenzio di un eremitaggio sui contrafforti dei monti Appennini, circondato da alcuni residenti fissi. Autore di numerose opere che trattano la Filosofia Perenne, non fa opera d’erudizione, ma tenta di aprirci alla via della Conoscenza. La profonda comprensione che possiede Raphael delle differenti branche della Tradizione, ci offre vaste prospettive rischiarate da folgoranti paralleli tra il pensiero greco, ebraico e vedantico. Il suo grande rigore filosofico, così prezioso in questo fine secolo, aperto a tutti i sincretismi dottrinari immaginabili, si esercita attraverso una grande umiltà e compassione.

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